Ri-Creazione
Venerdì 15 gennaio l'associazione ART onlus, in merito all'evento “Re-Lab”, presenterà alla Casa delle arti di Succivo la mostra “Ri-creazione” della coppia Vincenzo Nuzzo e Pietro Castaldo che si firmano con l'acronimo NuCa.

Le opere in mostra toccheranno tematiche sociali ed esistenziali di grande attualità e di interesse generale, sviluppando la poetica della ri-creazione, intesa sia nel senso ludico del termine (la ricreazione come attività giocosa dello spirito), ma soprattutto nel senso di una “nuova creazione”, che si esprime attraverso il riciclaggio di materiali di scarto riscattati dalla propria condizione di rifiuti grazie alla potenza rivitalizzante dell'arte.
Ri-Creazione di Salvatore Setola
La poetica della ri-creazione ha radici profonde che vanno rintracciate all’inizio del secolo scorso: in Germania innanzitutto, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, e negli Stati Uniti poi, nell’immediato periodo post-bellico. A cavallo degli anni Venti, uno strambo personaggio di nome Kurt Schwitters se ne andava in giro per le strade della sua città, Hannover, a rovistare tra gli ammassi di spazzatura in cerca di materiali di scarto, rottami e cianfrusaglie varie di cui l’artista si serviva per realizzare i suoi assemblaggi. Nasceva con Kurt Schwitters, dunque, una nuova pratica artistica che concepiva l’opera non più come creazione ottenuta tramite l’utilizzo di materiali e strumenti tradizionali (i colori, la tavolozza, i pennelli), ma come ri-creazione affidata a nuove tecniche di composizione, che sfruttavano le potenzialità espressive degli oggetti e dei frammenti di cui la società si era disfatta.
In America, negli anni Cinquanta, il più famoso Robert Rauschenberg rielaborerà le intuizioni di Schwitters nella serie dei Combine Paintings, assemblaggi polimaterici concepiti come veri e propri quadri in aggetto. Il contesto sociale americano degli anni Cinquanta era ben diverso da quello in cui aveva operato Schwitters, e questo spiega l’utilizzo da parte di Rauschenberg non solo di scarti e rottami, ma anche di prodotti di consumo di massa (frammenti di fumetti, t-shirt logore, fotografie), allargando il campo del riciclo creativo.
Questa premessa, che si pone come piccola introduzione storica all’arte del riciclaggio, intende dimostrare come il progetto NuCa (Nuzzo e Castaldo) non sia frutto di creatività estemporanea, ma sia pienamente collocabile all’interno di una pratica artistica ormai consolidata, che ha come padri grandi maestri dell’arte moderna dei quali i due artisti di Santa Maria a Vico sono validi discepoli. Le loro opere però sono caratterizzate da una propria specificità locale e cronologica. La poetica del ri-creare proposta da NuCa, infatti, è intimamente legata non solo alle esigenze ecologiche del nostro tempo, ma anche a quelle ben più imminenti del nostro territorio. Dunque, se per Schwitters e Rauschenberg la pratica della ri-creazione aveva la finalità di abbattere le barriere tra arte e vita, nel senso che il rifiuto entrava a far parte dell’opera d’arte in quanto testimonianza di un vissuto, per NuCa tale pratica ha un carattere evidentemente sociale, che si dispiega attraverso una comunicazione a due livelli. A un primo livello è la tecnica stessa a comunicare: è come se i due artisti, in merito all’annoso problema dei rifiuti che periodicamente si ripresenta nelle nostre zone, volessero lanciare un monito sia a chi gestisce il sistema dello smaltimento dei rifiuti sia, soprattutto, alla popolazione stessa, dimostrando che se è possibile riciclare i rifiuti per farne delle opere d’arte, allora sarà anche possibile fare di loro nuovi oggetti d’uso.
A un secondo livello, invece, è il senso stesso dell’opera a veicolare la comunicazione. Tutte le opere in mostra, infatti, sono organizzate in composizioni coerenti dal punto di vista formale che rispondono a precisi canoni estetici volti a esprimere, attraverso immagini spesso atroci e aberranti, tematiche sociali (quelle che riguardano la collettività) ed esistenziali ( quelle che riguardano l’individuo). Un duplice livello di lettura che può essere applicato anche al titolo della mostra. La parola “ricreazione” è intesa sia nel senso ludico del termine (la pausa in cui lo spirito si dedica ad attività giocose e divertenti), ma soprattutto, come già spiegato in precedenza, nel senso di una “nuova creazione”, che si esprime attraverso il riciclaggio di materiali di scarto riscattati dalla propria condizione di rifiuti grazie alla potenza rivitalizzante dell'arte.

Le opere in mostra toccheranno tematiche sociali ed esistenziali di grande attualità e di interesse generale, sviluppando la poetica della ri-creazione, intesa sia nel senso ludico del termine (la ricreazione come attività giocosa dello spirito), ma soprattutto nel senso di una “nuova creazione”, che si esprime attraverso il riciclaggio di materiali di scarto riscattati dalla propria condizione di rifiuti grazie alla potenza rivitalizzante dell'arte.
Ri-Creazione di Salvatore Setola
La poetica della ri-creazione ha radici profonde che vanno rintracciate all’inizio del secolo scorso: in Germania innanzitutto, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, e negli Stati Uniti poi, nell’immediato periodo post-bellico. A cavallo degli anni Venti, uno strambo personaggio di nome Kurt Schwitters se ne andava in giro per le strade della sua città, Hannover, a rovistare tra gli ammassi di spazzatura in cerca di materiali di scarto, rottami e cianfrusaglie varie di cui l’artista si serviva per realizzare i suoi assemblaggi. Nasceva con Kurt Schwitters, dunque, una nuova pratica artistica che concepiva l’opera non più come creazione ottenuta tramite l’utilizzo di materiali e strumenti tradizionali (i colori, la tavolozza, i pennelli), ma come ri-creazione affidata a nuove tecniche di composizione, che sfruttavano le potenzialità espressive degli oggetti e dei frammenti di cui la società si era disfatta.
In America, negli anni Cinquanta, il più famoso Robert Rauschenberg rielaborerà le intuizioni di Schwitters nella serie dei Combine Paintings, assemblaggi polimaterici concepiti come veri e propri quadri in aggetto. Il contesto sociale americano degli anni Cinquanta era ben diverso da quello in cui aveva operato Schwitters, e questo spiega l’utilizzo da parte di Rauschenberg non solo di scarti e rottami, ma anche di prodotti di consumo di massa (frammenti di fumetti, t-shirt logore, fotografie), allargando il campo del riciclo creativo.
Questa premessa, che si pone come piccola introduzione storica all’arte del riciclaggio, intende dimostrare come il progetto NuCa (Nuzzo e Castaldo) non sia frutto di creatività estemporanea, ma sia pienamente collocabile all’interno di una pratica artistica ormai consolidata, che ha come padri grandi maestri dell’arte moderna dei quali i due artisti di Santa Maria a Vico sono validi discepoli. Le loro opere però sono caratterizzate da una propria specificità locale e cronologica. La poetica del ri-creare proposta da NuCa, infatti, è intimamente legata non solo alle esigenze ecologiche del nostro tempo, ma anche a quelle ben più imminenti del nostro territorio. Dunque, se per Schwitters e Rauschenberg la pratica della ri-creazione aveva la finalità di abbattere le barriere tra arte e vita, nel senso che il rifiuto entrava a far parte dell’opera d’arte in quanto testimonianza di un vissuto, per NuCa tale pratica ha un carattere evidentemente sociale, che si dispiega attraverso una comunicazione a due livelli. A un primo livello è la tecnica stessa a comunicare: è come se i due artisti, in merito all’annoso problema dei rifiuti che periodicamente si ripresenta nelle nostre zone, volessero lanciare un monito sia a chi gestisce il sistema dello smaltimento dei rifiuti sia, soprattutto, alla popolazione stessa, dimostrando che se è possibile riciclare i rifiuti per farne delle opere d’arte, allora sarà anche possibile fare di loro nuovi oggetti d’uso.
A un secondo livello, invece, è il senso stesso dell’opera a veicolare la comunicazione. Tutte le opere in mostra, infatti, sono organizzate in composizioni coerenti dal punto di vista formale che rispondono a precisi canoni estetici volti a esprimere, attraverso immagini spesso atroci e aberranti, tematiche sociali (quelle che riguardano la collettività) ed esistenziali ( quelle che riguardano l’individuo). Un duplice livello di lettura che può essere applicato anche al titolo della mostra. La parola “ricreazione” è intesa sia nel senso ludico del termine (la pausa in cui lo spirito si dedica ad attività giocose e divertenti), ma soprattutto, come già spiegato in precedenza, nel senso di una “nuova creazione”, che si esprime attraverso il riciclaggio di materiali di scarto riscattati dalla propria condizione di rifiuti grazie alla potenza rivitalizzante dell'arte.
07.01.2010 - letto 1718 volte


