Sospese Soluzioni in RE-LAB

La necessità di non soffermarsi alla superficie delle cose e al solo aspetto visivo, comporta un viaggio verso l’ignoto, che spinge il pittore ad una rappresentazione non figurativa, un portare alla luce un mondo sconosciuto: paesaggi interiori che necessitano di concretizzarsi in un linguaggio visivo.



Mi pongo rispetto a tutto ciò attraverso una poetica “ambigua”, sospesa tra le leggi di una geometria rigorosa e lo spasmo di un’incondizionata espressività: da una parte un mondo reale, tangibile, riferito a ciò che è misurabile in qualche modo, dove la razionalità entra in gioco con le sue regole, le sue leggi, trovando o credendo di trovare pur sempre delle certezze; dall’altra parte, invece, un mondo creativo, ineffabile, dove l’indefinito trova riscontro all’interno di una sfera sensibile, dove le sole certezze sono le emozioni.

Gli opposti vanno risolvendosi attraverso il riassorbimento in una configurazione unica: dunque la dualità considerata come unità, ma soprattutto l’unità come fenomeno dell’intero processo creativo.

Una poetica che approfondisce le relazioni binarie, le antitesi: energie opposte che costituiscono un mondo dove le tensioni dinamiche sono armonizzate dalla sensualità delle forme.

Forme circolari, non il cerchio come forma perfetta, che sempre più si manifestano come entità cosmiche, come soluzioni in termini architettonici del caos-macchia e organizzazione come ricerca di un’impostazione legislativa della bellezza e dell’armonia.

Un cerchio che quindi non è figurato, ma in figurazione, in continua ricerca della propria forma, dove la libertà del gesto in termini più spregiudicati e istintuali aspira ad una forma primordiale, che cerca in qualche modo di abbattere quella barriera tra pittura e calligrafia.

Il fine è quello di garantire, forse paradossalmente, nel disordine un atteggiamento ordinato.

 

Paolo Puddu

05.02.2010 - letto 1454 volte