Eroi come noi in Re-Lab

Quelli raffigurati nelle opere di Emilio Rizzo sono eroi come noi, anzi, a ben vedere, sono peggio di noi. Nei lavori esposti in sala l’universo dei supereroi dei fumetti e dei cartoni animati viene dissacrato senza pietà; gli eroi che sin da piccoli abbiamo creduto invincibili e incorruttibili mostrano finalmente le loro debolezze umane, le loro incertezze e i loro imbarazzi quotidiani: si sono abbruttiti (esteriormente e anche interiormente), diventando di colpo uomini comuni dai tanti vizi e dalle poche virtù.


Sono esseri mediocri come noi, preda della pavidità e della corruzione: l’uomo tigre non è più un paladino della giustizia, sembra piuttosto un bullo di quartiere in maschera; l’uomo ragno è ormai esausto di combattere il crimine e si lascia mollemente cadere lungo la sua ragnatela; Batman e Robin si tengono la mano l’un l’altro, spaventati da un imprecisato pericolo imminente; Sailor Moon è un’adolescente capricciosa che litiga col suo ragazzo. Insomma, se l’umanità ha toccato il fondo del baratro, i supereroi, che dell’umanità dovrebbero essere il meglio, il fondo del baratro lo hanno raschiato. Un messaggio, quello inviato dalle tele di Rizzo, che si potrebbe definire nichilista, non fosse che, a redimere questi personaggi grotteschi, arrivi una sottile ironia che, alla fine, li fa apparire quasi teneri, come dei bambini che giocano a fare gli eroi.

Dal punto di vista pittorico Rizzo si esprime con un linguaggio volutamente elementare, triviale ed infantile, memore della lezione del Graffiti Writing da un lato e dell’informale figurativo dall’altro. Gli sfondi sono sempre caratterizzati da coaguli di colore vivaci e violenti, vere e proprie escoriazioni cromatiche, mentre le figure hanno caratteri deformi e stereotipati. Lo spazio non è mai ben definito ma è solo accennato; le figure sembrano adagiarsi su un piano a due dimensioni ed è solo grazie all’arretramento di un elemento rispetto ad un altro, o alla sua collocazione in corrispondenza di determinate aree cromatiche, che si riesce a percepire un senso più ampio di spazialità. Non si riesce mai a distinguere bene se le figure occupino il piano bidimensionale del supporto della tela o i piani illusori ottenuti grazie agli effetti pittorici: la raffigurazione resta sospesa in uno spazio “altro”, che è quello dei fumetti e dei cartoni animati, icone popolari del nostro tempo non più elevate a status di opere d’arte, come avveniva nella pop art, ma rimaste bloccate nella loro condizione di immagini di massa per bambini.

Presentazione di Salvatore Setola

21.02.2010 - letto 258 volte